Notes on the social web and... whatever.
“ Chissà se un giorno il Partito Pirata riuscirà ad andare oltre l’attuale piattaforma politica soft (concentrata per lo più sul copyright) e articolare un programma più elaborato, riuscendo magari ad aggregare la “maggioranza silenziosa” dei lavoratori della conoscenza che ancora oggi fanno fatica a sentirsi rappresentati da qualcuno. Almeno questo si augura Adam Arvidsson, secondo cui «prima o poi nel programma andrebbero incluse anche questioni più complesse, come ad esempio il welfare nell’epoca della precarietà. Altrimenti dopo aver cambiato il copyright, cosa resterà da fare ai pirati?». ”