the neverending work of social networking

Notes on the social web and... whatever.


I Love Alaska

August 4, 2006, the personal search queries of 650,000 AOL (America Online) users accidentally ended up on the Internet, for all to see. These search queries were entered in AOL’s search engine over a three-month period. After three days AOL realized their blunder and removed the data from their site, but the sensitive private data had already leaked to several other sites.

I love Alaska tells the story of one of those AOL users. We get to know a religious middle-aged woman from Houston, Texas, who spends her days at home behind her TV and computer. Her unique style of phrasing combined with her putting her ideas, convictions and obsessions into AOL’s search engine, turn her personal story into a disconcerting novel of sorts.

Minimovies - I Love Alaska - Lernert Engelberts and Sander Plug 

Q: “Cosa pensa dei programmi di recupero per la “dipendenza» da internet?”
Sherry Turkle: “Non amo molto il termine dipendenza. Credo che prima di ricorrere a questa parola dovremmo porci altre domande: cosa spinge gli utenti ad utilizzare la rete in maniera compulsiva? Cosa trovano online che non riescono a trovare nel resto della loro vita? La vita sullo schermo ci dice molte cose su ciò che vogliamo, su quali siano i bisogni della vita reale. Se la si chiama semplicemente dipendenza, si rischia di non vedere questioni più profonde: il nostro comportamento online è una sorta di test della personalità, rivela chi siamo e quali sono i nostri bisogni. Spesso le persone svolgono online quelle azioni che non sono in grado di esprimere nella vita reale.

Alt Text: Clever Murdoch Turns News Into Hip Underground Club | Underwire | Wired.com 

Wired 7.10: Inside AOL's 'Cyber-Sweatshop' 

Transmedia Tacos? You Bet! 

Internet as Playground and Factory :: Intro 

In Cina le autorità hanno ideato le “Guardie Rosse” del web, una polizia virtuale che ha il compito di reprimere il dissenso dei “netcitizen”. E’ l’esercito dei “commentatori”, trecentomila attivisti patriottici reclutati, formati e pagati per neutralizzare e cancellare “le idee pericolose per la nazione”. I “commentatori” di Stato, professionisti o volontari, devono in particolare diffondere consenso in Rete: elogiare i funzionari, esaltare i successi del potere, ripetere gli slogan del partito, confutare e condannare le opionioni dissidenti. E’ una sorta di “propaganda dal basso”, creata nell’unico spazio in cui la testa e le azioni della gente non possono essere controllate dalla polizia. La nuova generazione di “propaganda attiva” è tenuta segreta. Il presidente Hu Jintao ne ha dato però, pubblicamente, una definizione efficace: “E’ un nuovo schema - ha detto - di orientamento dell’opinione pubblica”.
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